Rivista di Storia dell‘Educazione https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE <p>Nata come “Bollettino Cirse” nel novembre del 1980, all’atto della costituzione del CIRSE (Centro Italiano per la Ricerca Storico-Educativa), la testata, che inizialmente si configura come strumento di informazione di iniziative convegnistiche, seminariali ed editoriali a beneficio dei soli iscritti, si è andata nel tempo caratterizzando come spazio di riflessione sui fondamenti, le metodologie e le fonti della ricerca storico-educativa, dando con ciò un contributo rilevante al rinnovamento degli studi storico-educativi in Italia.</p> <p>Dal 2006 si è trasformata in Rivista specializzata di settore assumendo il titolo di “Nuovo Bollettino Cirse”, dotandosi di un Comitato di direzione, un Comitato scientifico e un Comitato di <em>referees</em>, e qualificandosi come palestra di discussione sui temi più dibattuti della ricerca storico-educativa. Infine, nel 2014 la rivista ha preso il nome di “Rivista di Storia dell’Educazione”, svincolandosi definitivamente dalla forma del bollettino di un centro di ricerca.</p> <p>Il panorama che emerge da una rapida rassegna delle ultime annate è quello di una Rivista che ha notevolmente contribuito alla crescita degli studi storici in educazione attraverso un’attenzione sempre più pronunciata per la qualità, una seria e rigorosa selezione dei materiali ospitati e la pubblicazione di contributi stranieri allo scopo di favorire il confronto con la ricerca internazionale.</p> <p>Relativamente alla sua strutturazione interna, a partire dal 2012 la Rivista si è caratterizzata per una formula prevalentemente mista: ogni numero, oltre a contributi liberi, contiene di regola un inserto monografico dedicato ad un argomento specifico, la cui individuazione è data da una ricorrenza storica o semplicemente dalla sua rilevanza storico-educativa.&nbsp;</p> <p>I fascicoli sono costruiti adottando la metodologia della <em>Call for paper</em> e il <em>double blind peer review</em>.</p> <p>Di norma le scadenze per la parte monografica sono stabilite nella call for paper.</p> <p>Le scadenze per la parte miscellanea sono il 31 gennaio e il 31 luglio.</p> <p>Le scadenze per le recensioni e le notizie sono il&nbsp; 30 aprile e il 31 ottobre.</p> Edizioni ETS it-IT Rivista di Storia dell‘Educazione 2532-2818 Editoriale Attualità della memoria https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/230 <p>Editoriale</p> Liliana Segre Copyright (c) 2019 http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-12-12 2019-12-12 6 2 10.4454/rse.v6i2.230 La PERSECUZIONE ANTIEBRAICA FASCISTA NELLE SCUOLE E NELL’UNIVERSITÀ https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/207 <p>Il saggio contiene una descrizione completa della normativa antiebraica introdotta dal 1938 nelle scuole e nelle università italiane, tramite leggi e provvedimenti di carattere amministrativo. La normativa fu introdotta da Giuseppe Bottai, ministro dell’Educazione nazionale. Il saggio sintetizza la situazione degli ebrei relativamente all’istruzione, alla vigilia della persecuzione, e contiene un aggiornamento dei dati quantitativi delle espulsioni di studenti e insegnanti “di razza ebraica”. Il saggio è basato su nuove ricerche negli archivi del ministero, dei provveditorati agli studi e delle università. La persecuzione antisemita fascista colpì il sistema scolastico italiano in tutti i suoi sub-comparti ed ebbe carattere totalitario.</p> Michele Sarfatti Copyright (c) 2019 Michele Sarfatti http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-11-28 2019-11-28 6 2 10.4454/rse.v6i2.207 Tra razzismo "scientifico" e razzismo politico https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/220 <p><br> Come si arrivò all'emanazione delle leggi razziali nell'Italia fascista del 1938? Perché tra le istituzioni in cui vennero applicate più rigorosamente vi fu proprio la scuola? Fu semplice sudditanza al potente alleato tedesco o frutto di un pensiero eugenetico e razzista più strutturato? Il presente articolo, ripercorrendo il processo di strutturazione delle teorie razziali e eugenetiche in relazione al mondo della scuola, cerca di rispondere a queste domande alla luce del confronto con la situazione degli Stati Uniti, in cui tali teorie ebbero un laboratorio di elaborazione e diffusione particolarmente precoce. </p> David Salomoni Copyright (c) 2019 David Salomoni http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-12-05 2019-12-05 6 2 10.4454/rse.v6i2.220 La menzogna della razza https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/215 <p>Il saggio ricostruisce la nascita e l'istituzionalizzazione dell'antisemitismo fascista con una particolare attenzione alla ricaduta delle norme razziste sui bambini. Il saggio inoltre si sofferma sulle diverse componenti dell'ideologia antisemita tra l'Ottocento e il Novecento mettendo in risalto la complessità della sua storia:&nbsp;la tradizione antigiudaica cristiana, il razzismo biologico, l'ideologia nazionalista e il mito ariano.&nbsp;</p> Marco Impagliazzo Copyright (c) 2019 Marco Impagliazzo http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-12-12 2019-12-12 6 2 10.4454/rse.v6i2.215 Le leggi razziali italiane del 1938 e il paradosso europeo della ignoranza istruita https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/217 <p>Nel saggio si esamina la complessità del fenomeno dell’antisemitismo e si solleva il problema della responsabilità storica dei popoli e dell’intera cultura europea. Si distingue tra problema della colpa e problema della vergogna. Si affronta il tema del “paradosso dell’ignoranza istruita” cioè della frattura tra un livello sempre più elevato di conoscenze e di istruzione e la incapacità di difendere e sostenere i principi della convivenza democratica e della dignità umana. La crisi europea è sempre una crisi di regressione verso forme di fuga dalla realtà e di paura dinnanzi alla complessità. Si ripropone in chiave storica il problema filosofico della “acrasia”, della debolezza morale, già affrontato dai Greci. L’anniversario della promulgazione delle leggi razziali fasciste del 1938 è dunque una occasione per comprendere lo stretto legame che c’è tra elaborazione culturale ed assimilazione interiore per via educativa e per legare i riemergenti &nbsp;fenomeni del populismo ad una storia di lungo periodo già vista e vissuta.</p> giuseppe tognon Copyright (c) 2019 giuseppe tognon http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-12-05 2019-12-05 6 2 10.4454/rse.v6i2.217 PERCHÉ SIAMO DIVERSI? COME LE LEGGI RAZZIALI HANNO CAMBIATO LA VITA DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI FIORENTINI https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/225 <p>Il contributo intende analizzare un contesto storico educativo ancora poco esplorato: quello dell’organizzazione della scuola elementare all’interno della comunità israelitica di Firenze nel periodo delle leggi razziali del 1938-43. Dopo alcune considerazioni introduttive sul rapporto tra realtà educativa del mondo ebraico italiano e i cambiamenti politici, sociali e culturali del XX secolo, il saggio introduce alla realtà fiorentina e traccia le linee caratterizzanti della presenza plurisecolare dei corsi scolastici elementari all’interno del ghetto e della comunità ebraica. Infine, la parte centrale analizza, leggendo i documenti di archivio e le testimonianze, la risposta della comunità israelitica di Firenze alle leggi razziali e alcuni frammenti della vita scolastica visti con gli occhi dei bambini di allora.</p> Silvia Guetta Copyright (c) 2019 Silvia Guetta http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-11-28 2019-11-28 6 2 10.4454/rse.v6i2.225 ISTILLARE “L’ORGOGLIO DI RAZZA” ALL’ESTERO https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/218 <p>L’introduzione della legislazione antiebraica nelle scuole d’Italia, a partire dal settembre 1938, è stata oggetto di numerose riflessioni storiografiche. Meno conosciuta è invece l’applicazione delle leggi razziali, intese sia nel loro aspetto burocratico-normativo che in quello morale e propagandistico, nelle istituzioni scolastiche delle comunità italiane di emigrazione. Il regime fascista aveva dispiegato uno sforzo notevole nella costruzione di un consenso tra gli emigrati, e le scuole italiane all’estero avevano già svolto anche prima del 1938 un ruolo cardinale in quest’opera. All’irrompere dell’antisemitismo di Stato, le autorità politiche e scolastiche fasciste all’estero diedero risposte eterogenee, certamente influenzate dai diversi contesti politici, culturali e giuridici in cui si trovarono ad operare. Appoggiandosi su una documentazione poco battuta, come i fondi delle Scuole Italiane all’Estero, l’articolo mira a ricostruire l’impatto delle leggi razziali nelle scuole italiane di Tunisia, integrandovi un corpus di testimonianze orali raccolte nel periodo 2013-2017. Il caso tunisino, infatti, appare come un punto di osservazione emblematico per comprendere in che misura le autorità fasciste locali si applicarono per tradurre le direttive di esclusione razziale dal centro alla periferia, nonché il peso giocato dallo zelo e dal conformismo burocratico all’interno del meccanismo persecutorio.</p> Martino Oppizzi Copyright (c) 2019 Martino Oppizzi http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-12-05 2019-12-05 6 2 10.4454/rse.v6i2.218 Razzismo in cattedra https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/209 <p>Obiettivo della ricerca è quello di ricostruire l’<em>humus</em> culturale e scientifico che ha favorito l’accettazione delle leggi razziali nel corpo accademico dell’Università di Padova. L’affermazione di tendenze razziste emerge sottotraccia già all’inizio del Novecento, a seguito dell’affermazione delle idee nazionaliste, e si diffonde in più ambiti scientifici per poi consolidarsi negli anni Venti e Trenta. Grazie ad un profondo scavo archivistico, svolto soprattutto presso l’Archivio centrale dello Stato e l’Archivio generale dell’Università di Padova, la ricerca intende far luce su genesi, obiettivi e mutamenti della politica razziale promossa dal regime in ambito accademico, al fine di comprendere se e in che modo il mondo accademico abbia rappresentato un terreno sperimentale per l’innesto delle ideologie razziste nella società italiana.</p> Giulia Simone Copyright (c) 2019 Giulia Simone http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-11-28 2019-11-28 6 2 10.4454/rse.v6i2.209 La Buona razza italiana https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/221 <p></p> <p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"></p> <p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">The purpose of this paper is the analysis of some texts written by Maria Montessori and other followers of her method during the fascist era. In these texts, (official and unofficial communications between the Montessori associations and the Italian government bodies), the use of terms and concepts typical of fascist and Nazi racism clearly emerges.</p> <p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">The analysis tries to show how, in a well-defined period of Maria Montessori's activity in Italy, a sort of "racist" terminology peeps out even in her "private" writings, which is a sign, among the many already known by scholars, of the ambiguity present in the relations between Montessori and fascism, but above all of a pseudoscientific conception of the "races", widespread in Western public opinions at least since the end of the nineteenth century, whose ambivalences helped to prepare the ground for the racist attitudes, especially towards Jews, cultivated by totalitarian regimes.</p> <p>Il presente contributo analizza alcuni testi scritti da Maria Montessori e da altri seguaci del suo metodo nel periodo fascista, in particolare nei primi anni Trenta. In questi testi, legati alle comunicazioni ufficiali ed ufficiose tra l'associazionismo montessoriano e gli enti governativi italiani, emerge in evidenza l'uso di termini e concetti tipici del razzismo fascista e nazista.</p> <p>&nbsp;</p> <p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">L'analisi permette di rilevare come, in un periodo ben definito dell'attività di Maria Montessori in Italia, una sorta di terminologia “razzista” faccia capolino anche nei suoi scritti “privati”, segno anche questo, tra i molti già a conoscenza degli studiosi, dell'ambiguità presente nei rapporti tra Montessori e il fascismo, ma soprattutto di una concezione pseudoscientifica delle “razze”, diffusa nelle opinioni pubbliche occidentali quanto meno fin dalla fine dell'Ottocento, le cui ambivalenze contribuiranno a preparare il terreno al razzismo, specialmente quello nei confronti degli ebrei, coltivato dai regimi totalitari.</p> <p>&nbsp;</p> Furio Pesci Copyright (c) 2019 Furio Pesci http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-11-28 2019-11-28 6 2 10.4454/rse.v6i2.221 IN CLASSI SEPARATE. https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/222 <p>Gli ebrei residenti a Modena, nel 1938 sede di una delle principali comunità ebraiche dell’Emilia Romagna e del nord Italia, sono stati colpiti inaspettatamente dopo anni di integrazione e di ricco scambio culturale con la città. Tanti erano anche i bambini e i ragazzi che, sul finire degli anni Trenta, frequentavano le scuole cittadine e che nel settembre del 1938 furono allontanati di colpo dalle aule, e privati della possibilità di continuare a studiare con i compagni.</p> <p>Nell’archivio della locale comunità ebraica sono conservate le carte che ricostruiscono la costituzione delle classi, sia attraverso le richieste degli scolari improvvisamente espulsi sia attraverso le domande di assunzione che arrivarono da docenti ebrei di tutta Italia. Il fitto carteggio con il provveditorato, e con le istituzioni locali, permette di comprendere lo sforzo e l’impegno che la comunità affrontò per dare vita internamente a classi che fossero il più possibile simili a quelle che il regime aveva appena smembrato.</p> <p>La ricerca dei locali adatti, la strutturazione dei programmi, la scelta del personale e le peripezie burocratiche che dovette affrontare la comunità, chiamata a ricostruire in fretta un’apparente normalità per i propri ragazzi, permettono di comprendere l’impatto profondo che l’espulsione dal sistema scolastico ha avuto nella diffusione e nell’affermazione della persecuzione razziale.</p> <p>Modena diventa così un caso di studio interessante per analizzare lo stravolgimento del sistema educativo che le leggi razziali hanno imposto agli studenti ed ai docenti ebrei, ma anche per mettere in luce la capacità di reazione delle vittime, e delle istituzioni ebraiche in genere, che in poco tempo hanno dato vita ad un sistema scolastico “parallelo”.</p> <p>I carteggi dell’epoca, conservati presso l’archivio della comunità e scampati alla razzia persecutoria, sono una fonte ancora inesplorata per ricostruire i mesi che seguirono l’introduzione della normativa razziale. Attraverso gli scambi e le comunicazioni tra gli enti politici e scolastici locali e nazionali è possibile studiare l’impatto che la legislazione ebbe sulla componente ebraica del mondo della scuola e dell’educazione, ma anche sulla vita dei ragazzi, degli insegnanti e delle loro famiglie, improvvisamente costretti a stravolgere la propria vita e le proprie prospettive future.</p> Giulia Dodi Copyright (c) 2019 Giulia Dodi http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-12-05 2019-12-05 6 2 10.4454/rse.v6i2.222 Tra orgoglio e disperazione: https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/226 <p><em>The 1938 Italian anti-Jewish laws hit the school with particular hardness and intensity. The Jewish communities had to organize the future of thousands of expelled students in a short time, but they also faced the problem of hundreds of teachers who had lost their jobs. Just a small portion of them found a school job at the Jewish community schools or at State sections for Jewish students. The Union of Italian Jewish Communities and local communities received letters from many teachers asking to be taken into consideration for a job. The different arguments used give us a glimpse of the complexity of Italian Judaism, and allow some reflexion on the varied effects of the Fascist persecution on a social group far from homogeneous.</em></p> Enrico Palumbo Copyright (c) 2019 Enrico Palumbo http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-11-28 2019-11-28 6 2 10.4454/rse.v6i2.226 Vissuti educativi ed educatori subito dopo le leggi razziali (1938 -1944) in un rione del centro storico di Roma https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/216 <p class="western" style="line-height: 100%;" align="justify"><span style="font-size: small;">Il rione Monti è il primo dei rioni di Roma. E’ chiamato così perché una volta comprendeva il colle Esquilino, il Viminale, parte del Quirinale e del Celio. </span></p> <p class="western" style="line-height: 100%;" align="justify"><span style="font-size: small;">Lo studio vuole recuperare alcune figure minori di educatori vissuti in questo rione romano tra il 1938 e il 1944 e in particolare si fermerà su Pilo Albertelli (docente di filosofia nel liceo Umberto I, vicino la Basilica di Santa Maria Maggiore), Gioacchino Gesmundo (docente anche lui di filosofia al liceo Cavour, vicino al Colosseo), don Pietro Pappagallo (vissuto in via Urbana). Si tratta di due insegnanti e un sacerdote, tutti torturati a via Tasso e uccisi alle Fosse Ardeatine. </span></p> <p class="western" style="line-height: 100%;" align="justify"><span style="font-size: small;">Di Pilo Albertelli si osserverà in che modo la polizia lo ha controllato da quando era studente a quando ha conseguito la libera docenza, rendendogli particolarmente complicata la carriera di insegnante. Di Gesmundo si osserverà il rapporto avuto con gli studenti e i compagni di lotta. Di Pietro Pappagallo si metterà in luce l’opera sociale, bloccata anch’essa dalla repressione nazi-fascista.</span></p> <p class="western" style="line-height: 100%;" align="justify"><span style="font-size: small;">Le vicende di questi tre educatori illustrano alcune modalità di azione della macchina repressiva di regime nella vita quotidiana di insegnanti ed educatori che intendevano difendere ideali diversi. La stessa repressione che il regime ha usato nell’attuare le leggi razziali. </span></p> Carla Roverselli Copyright (c) 2019 Carla Roverselli http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-11-28 2019-11-28 6 2 10.4454/rse.v6i2.216 THE ART OF TRANSFORMING PAIN INTO ART: FRIDA KAHLOʼS WORLD https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/206 <p>This paper analyses the personage of Frida Kahlo who faced her own awkward position from the outset without ever surrendering to misfortune, succeeding in transforming immobility into an artistic opportunity and in transfiguring suffering into art.</p> <p>Although she was seriously injured, having survived a fatal crash compelled a rebirth from her: having to cope with her own figure in the mirror, with pain deriving from her serious health condition, she bravely decided to start anew moved by a positive feeling and by the need for beauty which she poured into her paintings and into her multiple, unconventional portraits.</p> <p>And whether in order to describe afflictions there is the need for beauty, then also words play a completely privileged role, with their poetry, charm, redeeming power. Stories related to Frida – targeting children and teenagers – aim at generating a new paradigm, at quitting with the habit of reading the adventures of unreal and conventional characters, and at succeeding in creating an emphatic bond between the artist and the readers, bringing them close to a woman who is at times the estranging and melancholic interpreter of a ‘fairy-taleʼ in which she overcomes all tribulations, almost magically, transfiguring them into energy and beauty on canvas.</p> <p>&nbsp;</p> Angela Articoni Copyright (c) 2019 Angela Articoni http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-12-12 2019-12-12 6 2 10.4454/rse.v6i2.206 Le bugie medievali sulle donne https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/190 <p>Il contributo analizza le <em>bugie</em> come prove storiche di tutto rispetto, cioè come strumenti utili per documentare gli standard delle relazioni sociali tra i sessi. Senza il loro studio la storia delle mentalità rimarrebbe priva di un contributo essenziale. Nelle fonti francesi ed italiane della letteratura morale-didascalica e nei loro apparati iconografici è possibile analizzare le principali bugie sulle donne e metterle in relazione con gli insegnamenti ufficiali impartiti dai secoli conclusivi del secondo millennio.</p> <p>Parole chiave: bugie, esegesi, letteratura didattica medievale, donne.</p> <p>&nbsp;</p> <p>This contribution hinges on&nbsp;<em>lies</em>&nbsp;as real historical evidence of gender relations, and therefore useful tools in the documentation of relations between the sexes. Indeed, without this kind of investigation, the history of the medieval&nbsp;mentality would lack an essential component. It is, however, possible to analyse French and Italian moral/didactic literature sources and their iconography and relate them to the official teachings imparted from the latter centuries of the second millennium onward.</p> <p>Keywords: falsehoods, exegesis, medieval didactic literature, women.</p> <p>&nbsp;</p> <p>&nbsp;</p> Angela Giallongo Copyright (c) 2019 Angela Giallongo http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-11-28 2019-11-28 6 2 10.4454/rse.v6i2.190 Silvia Annamaria Scandurra, Scuola e lavoro. Educazione, formazione e sistema duale di apprendimento in Italia dall’Unità ad oggi, Edizioni della Fondazione Nazionale “Vito Fazio-Allmayer”, Palermo 2019 https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/231 Giusy Denaro Copyright (c) 2019 Giusy Denaro http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-12-13 2019-12-13 6 2 10.4454/rse.v6i2.231 MONICA FERRARI, MATTEO MORANDI, FEDERICO PISERI (eds.), Maestri e pratiche educative in età umanistica, Brescia, Scholé –Morcelliana, 2019 https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/232 Hervé A. Cavallera Copyright (c) 2019 Hervé A. Cavallera http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-12-13 2019-12-13 6 2 10.4454/rse.v6i2.232 MARIO GENNARI, Trattatello di prosòdica. Che cosa è, com’è e chi è la nostra voce? , il Melangolo, Genova 2019 https://old.rivistadistoriadelleducazione.it/index.php/RSE/article/view/233 Hervé A. Cavallera Copyright (c) 2019 Hervé A. Cavallera http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 2019-12-13 2019-12-13 6 2 10.4454/rse.v6i2.233